Il 10 aprile 2026, presso la Fondazione degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere, si è tenuto un evento dedicato al tema "Intelligenza artificiale e professioni intellettuali: competenze, regole e responsabilità", promosso congiuntamente dall'Ordine degli Avvocati di Santa Maria C.V., dalla Fondazione Forense FEST, dall'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Caserta e dal Consiglio Notarile di Santa Maria C.V.
L'iniziativa si inserisce in un momento particolarmente delicato per le professioni ordinistiche, chiamate a fare i conti con un quadro normativo in rapida evoluzione: dal 10 ottobre 2025 è in vigore la Legge 132/2025, che all'articolo 13 impone a tutti i professionisti intellettuali l'obbligo di informare il cliente quando si avvalgono di sistemi di intelligenza artificiale nello svolgimento dell'incarico. A questo si aggiunge l'applicazione piena dell'AI Act europeo, che segna un ulteriore passo verso una regolamentazione stringente dell'uso di questi strumenti in ambito professionale.
Un intervento sul confine tra strumento e responsabilità
In questo contesto, l'Avv. Armando De Lucia, esperto di diritto digitale, privacy e tecnologie emergenti, è intervenuto come relatore con uno speech dal titolo "Intelligenza artificiale come strumento ed opportunità", rivolto alle professioni forense, notarile e commerciale.
La relazione ha affrontato l'AI non come sostituto dell'attività intellettuale, ma come strumento di supporto capace di potenziare ricerca giurisprudenziale, redazione di bozze e gestione documentale — mantenendo però ferma la centralità del giudizio umano e la piena responsabilità professionale di chi firma l'atto finale.
L'intelligenza artificiale può accelerare il lavoro del professionista, ma non può in alcun modo sostituirne il giudizio critico né la responsabilità.
Cosa possono (e non possono) fare oggi avvocati, notai e commercialisti
Le linee guida elaborate a livello nazionale — dal vademecum della commissione processo civile dell'Ordine di Roma alla guida sull'IA generativa diffusa dal Consiglio Nazionale Forense — convergono su alcuni punti fermi:
- Uso strumentale, mai sostitutivo — l'AI può assistere nella ricerca e nella prima stesura di documenti, ma la decisione finale resta sempre del professionista.
- Verifica sistematica dell'output — ogni contenuto generato va riletto, controllato nelle fonti e rielaborato criticamente prima di essere utilizzato.
- Trasparenza verso il cliente — l'informativa sull'uso di sistemi di AI è oggi un obbligo di legge, non una scelta discrezionale dello studio.
Privacy, sicurezza e governance dei dati
Un'ampia parte dell'intervento è stata dedicata ai profili di protezione dei dati: dalla scelta dei fornitori di AI e delle infrastrutture — cloud con data center europei o soluzioni on-premise — fino alle tecniche di anonimizzazione e pseudonimizzazione, essenziali per non compromettere la riservatezza della clientela.
Sono stati richiamati anche i principali rischi operativi legati ai sistemi generativi — errori, allucinazioni, bias — e le misure organizzative che gli studi professionali dovrebbero adottare per contenerli: policy interne, formazione continua obbligatoria e auditing periodico degli strumenti utilizzati.
Chi usa l'AI nello studio dovrebbe già oggi avere un'informativa scritta per il cliente, una policy interna sull'uso degli strumenti e una procedura di verifica documentata di ogni output generato.