NFT: dubbi e incertezze legali di un fenomeno senza precedenti

NFT: dubbi e incertezze legali di un fenomeno senza precedenti

NFT è l’acronimo di “non fungible token”, ovvero, “gettoni non fungibili”. Sono una valuta virtuale con caratteristiche che la distinguono dalle altre criptovalute. Non sono frazionabili: ogni NFT è un prodotto unico e raro. Il suo valore aumenta in modo inversamente proporzionale alla sua reperibilità.

Il concetto di non fungibilità nell’ordinamento giuridico italiano

L’art. 1378 del Codice civile disciplina il trasferimento di cose determinate nel loro genere, ovvero di cose fungibili.
Secondo l’ordinamento italiano, i beni fungibili hanno la caratteristica di poter essere presi in considerazione, ad esempio, a peso o a misura e quindi di poter essere scambiati fra loro (ad esempio, un quintale di una data merce, una determinata quantità di denaro). I beni infungibili, invece, non possono essere scambiati fra loro perché sono dotati di una propria individualità, unica rispetto a qualunque altro bene. È infungibile una certa casa, una determinata opera d’arte, un terreno sito in un determinato posto.

Gli NFT e il mondo digitale

L’NFT è dunque un token (cioè un insieme di informazioni digitali) unico, raro, indivisibile, intangibile e operante nel mondo digitale. Gli NFT sono infungibili, in quanto non possono essere scambiati tra loro, al contrario delle altre criptovalute, con le quali condividono solo la tecnologia utilizzata per memorizzarli sulla blockchain. Una delle principali differenze tra token fungibili e non fungibili è il fatto che i primi sono divisibili in frazioni, mentre i secondi no.

Gli NFT vengono usati per creare scarsità digitale, verificabile grazie alla blockchain. Sono matematicamente unici, certificati dalla immutabilità della blockchain. Il loro campo di applicazione è vasto e riguarda tutti quegli ambiti in cui sono richiesti oggetti digitali unici, ad esempio:
– arte
– immobiliare;
– punti fedeltà:
– documenti finanziari;
– brani musicali;
– oggetti digitali da collezione;
– giochi (es. terreni ed edifici virtuali);

La blockchain (“catena di blocchi”), in quanto struttura dati immutabile, registro digitale che raggruppa le voci in blocchi concatenati cronologicamente, crittografata e quindi integra, sembra prestarsi in maniera ideale per fare da complemento a questa nuova forma di risorse digitali.

Quello che interessa sottolineare è l’aspetto giuridico della questione. Non essendo infatti la blockchain un registro pubblico (nel senso, gestito da un soggetto pubblico, come invece potrebbe essere l’anagrafe, l’ufficio marchi e brevetti, il catasto…) e dunque in alcun modo obbligatoria o vincolante, non esiste alcuna certezza giuridica riguardo alla sua possibilità di rilevare ai fini della buona o cattiva fede dei terzi e più in generale come fatto giuridicamente rilevante. Essa, mettendo in fila le operazioni in ordine cronologico, si limita ad attestare la priorità di un anello rispetto ad un altro, ma è difficilmente probabile che possa attestare questa priorità anche verso chi ha scelto di non aderire alle sue procedure.

Dalla loro nascita, gli NFT hanno conosciuto un successo impressionante: non è possibile stabilire se questo sarà duraturo o se siamo davanti all’ennesima bolla speculativa.

GLI NFT E l’ARTE CONTEMPORANEA

Uno dei principali settori già fortemente toccati dalla tecnologia è l’arte. Gli NFT tentano di rispondere infatti ad un’esigenza correlata al concetto di “diritto d’autore”, soprattutto nell’ambito dell’arte contemporanea, un mercato notoriamente decontrattualizzato.

L’NFT permette di far circolare una creazione intellettuale senza comprometterne la paternità e la proprietà. Per questa ragione, sempre più di frequente, ci si avvale delle opportunità del mondo digitale per autenticare le opere e certificarne i passaggi di proprietà attraverso la Blockchain. Questa tecnologia può essere utile sia nel caso di opere reali (anche già esistenti, che vogliono utilizzare dei processi digitali) sia di opere native digitali.

Nel caso di opere digitali – cioè espressione dell’arte creata direttamente al computer in forma digitale e fruibile solo attraverso un supporto tecnologico (cosiddetta computer art o arte multimediale) – la blockchain può fare da supporto, per arginare quelle pratiche abusive di appropriazione e di utilizzo indebito, essendo di fatto riproducibili un numero infinito di volte.

Con il codice NFT, l’arte digitale diventa crypto arte e può essere più efficacemente protetta. La cripto-arte è dunque una sorta di evoluzione della criptovaluta in uno speciale ambito di competenza; è un algoritmo, irripetibile, avendo un contenuto unico, ovvero quello dato dall’opera.

L’incredibile successo del mercato degli NFT e le loro criticità

Gli NFT sono scambiati su marketplace, accessibile da chiunque. Una sorta di Ebay o di Amazon degli NFT. Qui la quotazione (spesso espressa in moneta virtuale, come Ethereum) è l’unica cosa che conta e le piattaforme che li commerciano promettono una sorta di proprietà senza confini.

In realtà, diverse sono le criticità:

  • la tecnologia eccessivamente costosa, per ora messa a disposizione gratuitamente dagli intermediari, in un settore non ancora regolamentato e dai profili transazionali;

  • la paternità delle opere, nel caso in cui si tratti di opere artistiche, intellettuali e dell’ingegno in generale;

  • l’effettiva identità degli acquirenti e dei loro successivi aventi causa;

  • possibile evasione fiscale e riciclaggio;

  • il rischio della ricettazione;

  • la tutela dei consumatori;

NFT-opensea-legale - Armando De Lucia - Legale informatico - avvocato
Una nota piattaforma di acquisto NFT
Il quadro normativo

L’NFT, insomma, è una sorta di certificato digitale o di asset digitale, inserito in una blockchain riguardante la proprietà e/o l’autenticità di un asset digitale o materiale. Attualmente, noi legali specializzati in diritto dell’informatica, in assenza di criteri legislativi chiari, ci interroghiamo ancora sulla loro qualificazione giuridica (sono degli strumenti finanziari o nuovi asset digitali?).

A livello internazionale, non vi è consenso né sulla natura giuridica né sulla regolamentazione delle “cripto-attività” e degli NFT. L’Unione Europea ha varato un “Pacchetto per la finanza digitale”, che comprende una Proposta di Regolamento dei mercati delle cripto-attività. Il Regolamento disciplinerà le “cripto-attività”, definite così: “una rappresentazione digitale di valore o di diritti che può essere trasferita o custodita elettronicamente utilizzando le distributed ledger technology o tecnologie similari” non definibili come strumento finanziario, moneta elettronica, deposito o cartolarizzazione. L’elemento positivo di tale proposta è anche la tipologia di strumento legislativo usato dall’Unione Europea: il regolamento. Cioè una norma unica e immediatamente valida in tutti i paesi dell’Unione. Gli obblighi varieranno a seconda del tipo di token emesso. I servizi relativi all’impiego di cripto-attività potranno essere offerti solo da soggetti autorizzati, tenuti a rispettare obblighi organizzativi, comportamentali, di custodia e di salvaguardia. Parallelamente, è stata avviata anche una consultazione per adeguare le disposizioni europee a queste nuove problematiche.

In Italia, attualmente, il provvedimento di riferimento per noi esperti di diritto dell’informatica, in attesa di provvedimenti legislativi, è il Rapporto finale relativo alle “offerte iniziali e gli scambi di cripto-attività” pubblicato dalla Consob nel gennaio del 2020. Non si tratta di una legge, ma bensì di un contributo “qualificato” al dibattito, elaborato in vista dell’eventuale adozione di una legge. Si intende quindi identificare le “cripto-attività” nelle attività diverse sia dagli strumenti finanziari sia da prodotti di investimento, consistenti nella rappresentazione digitale di diritti connessi a investimenti in progetti imprenditoriali, emesse, conservate e trasferite mediante tecnologie basate su registri distribuiti, nonché negoziate o destinate a essere negoziate in uno o più sistemi di scambi.

Infine quindi, per quanto riguarda gli NFT, l’assenza di una regolamentazione uniforme rimane una criticità molto grave, così come la mancanza di chiarezza riguardo la loro qualificazione giuridica. Si profilano sulla questione serie criticità in materia di tutela dell’utente (sia professionista che consumatore), che dovrebbero indurre chiunque voglia immergersi in questo mondo ancora così nuovo, ad adottare molta cautela e, nel caso di dubbi e problemi, di avvalersi immediatamente di consulenti esperti in ambito legale-informatico, considerato la complessità e l’alto livello di specializzazione richiesto.