Nuove leggi per l'online: Facebook chiede aiuto ai Governi

Nuove leggi per l'online: Facebook chiede aiuto ai Governi

L’amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg richiede più regolamentazione e nuove leggi per l’online. In un articolo del The Washington Post, Zuckerberg ha detto che i governi e le autorità di regolamentazione dovrebbero essere più attivi nel presidiare Internet.

La tecnologia è una parte importante della nostra vita e aziende come Facebook hanno immense responsabilità. Ogni giorno prendono decisioni importanti, a partire dal linguaggio usato (e quando questo è dannoso) fino alla prevenzione da attacchi informatici sofisticati. Tutti fattori importanti per mantenere la comunità di Facebook al sicuro.

E ciò non può passare solo per le mani di una società, secondo il fondatore, ma si avrebbe bisogno di governi e regolatori più attivi. Questo attraverso l’aggiornamento e la creazione di nuove leggi per l’online, in modo da preservare da un lato la libertà delle persone di esprimersi e dall’altro quella degli imprenditori di costruire nuove realtà economiche.

Considerazioni

Da giurista non posso che condividere l’esigenza di una nuova stagione regolatoria secondo un paradigma mondiale. Non possiamo pretendere di fare delle leggi per l’online in Italia (o in Europa) per disciplinare un fenomeno dalla portata mondiale. Né i nostri tribunali possono da soli dare al cittadino tutta la tutela di cui necessitano, soprattutto in termini di azioni esecutive facilmente esperibili dal cittadino medio… e dallo Stato stesso.

Non posso però non manifestare alcuni dubbi sulla circostanza che si tratti di una piattaforma privata. Facebook è soggetto privato che svolge attività lucrativa e i dividendi (guadagni) sono destinati solo ai soci. Come ogni realtà economica privata, il primo soggetto che ha l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e sulla conformità dell’azienda alla legge è l’azienda stessa. Questa, attraverso i suoi organi di amministrazione, dovranno prima stabilire le modalità d’uso e le misure di sicurezza per garantire a chi usa il servizio gli standard legislativi. Dovranno porsi prima il problema. Gli Stati e le forze di polizia dovranno essere interpellati dopo e nel caso, ma in un ottica di collaborazione e tutela della comunità…e non di servizio. Altrimenti si rischia di usare la cosa pubblica per scopi privati. Discorso a parte è il “come” l’Autorità risponderà a tali sollecitazioni.

Da questo punto di vista, la dichiarazione di Zuckerberg equivale ad una dichiarazione di fallimento. Facebook ha fallito e ha perso il controllo della sua azienda. E’ diventato troppo grande e ora non sa più cosa fare. Fin quando il trend è stato positivo e nessun problema si prospettava ha cavalcato l’onda e realizzato profitti. E cioè: crescita verticale, guadagni astronomici e accordi miliardari. Ora che la barca è stata colpita da tanti e tanti scandali [Italia VS Facebook: dallo scandalo Cambridge Analytica alle elezioni politiche del 4 marzo 2018] e rischia di affondare, lanciano il mayday (o l’SOS, se preferite).

Conclusioni

Il mondo digitale necessita di regole adeguate e a misura di cittadino per una tutela reale, questo si, e l’urgenza è alta. Mentre non necessita di Facebook. Gli Stati se vogliono veramente tutelare gli interessi dei cittadini debbono legiferare nel loro interesse (come è stato fatto per il GDPR), prescindendo dalla realtà denominata Facebook. Questa potrebbe scomparire o essere presente per ancora molti anni. Nella competizione economica chi non sarà più all’altezza del “mercato” è destinato al fallimento. Ed il suo posto sarà preso da una nuova realtà economica più adatta ai tempi e che garantisca più tutela.

Chi sarà il prossimo Facebook? Non lo so. Per il momento vedo solo un gigante ferito che tenta in tutti i modi di restare a galla e mantenere il suo predominio. Le strade sono 2: o guarisce in tempo e resta a galla o affonda.