Passato, presente e futuro della protezione dei dati: riflessioni socio-economiche e previsioni

Passato, presente e futuro della protezione dei dati: riflessioni socio-economiche e previsioni

Correva il 26 marzo 2019 e su Linkedin riportavo delle riflessioni sul mercato della protezione dei dati, che da un lato fotografavano la situazione dal 2016 (anno di emanazione della normativa generale conosciuta come GDPR) fino al marzo 2019 (momento esatto in cui scrivevo l’articolo) e dall’altro offrivano una previsione per il prossimo futuro.

Insomma, il mercato aveva spesso favorito affaristi patentati dal preventivo facile che avrebbero risolto l’imminente problema che il Titolare – colui che determina le finalità e i mezzi del trattamento – aveva, fornendogli la risposta che si aspettava: ti prepariamo noi 3 documenti ad un prezzo irrisorio, tu intanto continua a fare il tuo lavoro.
E non importa se sia una azienda privata o una pubblica amministrazione (sulla quale torneremo tra poco). Era maggio 2018 (momento dal quale la norma avrebbe trovato applicazione, sebbene già in vigore del 2016). Ma c’era da risolvere il problema, quanto prima e possibilmente a costo zero. Da lì a pochi giorni sarebbero scattate le sanzioni e i controlli e la maggior parte dei Titolari correva seriamente il rischio di non farcela, nonostante il periodo di 2 anni che il legislatore aveva concesso (perciò troviamo una discrasia temporale tra la pubblicazione del 2016 e l’applicazione del 2018).

il mercato

La domanda di servizi “privacy” (meglio ancora: protezione dei dati) correva e si innalzava in maniera proporzionale all’avvicinarsi alla fatidica data del 25 maggio 2018 e ha continuato per un po’ anche dopo.

L’offerta di servizi “privacy” era carente. Tutti volevano il servizio ma c’erano pochi ad offrirlo: si trattava perlopiù di aziende e professionisti iperspecializzati, che ovviamente non riuscivano a soddisfare tutte le richieste. Io stesso non riuscivo a stare dietro con serenità a tutte le richieste che mi arrivavano.

Non è passato molto tempo che questa notizia iniziasse a circolare fuori dalla nicchia aprendo nuove opportunità economiche. In questo momento il mercato dell’offerta è iniziato a popolarsi, per andare incontro alla crescente domanda di servizi “privacy”. Molte realtà serie si sono avvicinate al mercato, compresi molti professionisti, soprattutto avvocati.

Come per ogni BOOM economico che si rispetti, sul mercato della protezione dei dati sono apparsi anche i primi affaristi, attratti dagli alti compensi che le aziende e i professionisti iperspecializzati maturavano. Affaristi che ben presto mutavano la loro condizione soggettiva, anche grazie alla complicità di qualche associazione di categoria, che li ha trasformati in 5 giorni e dietro versamento di una lauta somma di denaro, in “affaristi patentati”.

L’ingresso improvviso di tanta offerta, spesso scarsamente formata, ha causato l’abbassamento improvviso dei prezzi del servizio. Ciò in abbinamento alla scarsa considerazione sociale di cui gode la materia – sia da parte dei Titolari che da parte degli Interessati (i soggetti a cui i dati si riferiscono) –  ha visto una corsa al prezzo più basso. I Titolari, poverini, dovevano scegliere ed anche con urgenza. Dovevano adeguarsi e li dove tutti apparentemente offrivano il medesimo servizio (“l’adeguamento”) la distinzione la faceva il prezzo. Nè chi doveva scegliere aveva la sensibilità per mancanza di “storico esperienziale” sulla vicenda (al netto di chi ha affrontato la materia con lo stesso spirito della normativa previgente).

Ciò ha causato spesso un falso senso di “sicurezza” circa la legittimità dei trattamenti messi in atto dai Titolari. Da curioso dei fenomeni socio-economici spesso, quando capita l’occasione di intercettare dei possibili trattamenti nei luoghi che frequento, mi soffermo un momento a dare un’occhiata dall’esterno, come cliente e come semplice interessato al trattamento. E sono felice quando trovo tutte le cose al loro posto. Sono invogliato a tornare in quel posto, poiché avverto rispetto da parte del Titolare. Sono meno felice quando noto delle cose non tanto chiare.

Quindi molti Titolari sono caduti nelle mani giuste. Altri in mani sbagliate. A dire il vero, a quanto noto in giro, la percentuale dei primi è inferiore ai secondi. E di questo sono profondamente rammaricato. Sicuramente i Titolari hanno sbagliato a ridursi all’ultimo minuto, ma quella parte di mercato, che ho definito “patentati” ha molta colpa.

Se c’è stato un servizio ” protezione dei dati” non all’altezza (o meglio, non svolto a regola d’arte o da persona che si è presentato come “all’altezza” ma che poi risulta, a seguito di verifica, il contrario) potranno agire nei confronti di questi per responsabilità contrattuale. Per capire se ci sono gli estremi, basta chiedere una consulenza specializzata di parte tesa ad accertare ciò e rivolgersi al proprio legale di fiducia. Tale consulenza sarà poi utile al Titolare anche in sede di aggiornamento e revisione delle modalità di trattamento, poiché indicherà le linee guida da seguire e gli errori da correggere.

Ma torniamo al 2020.

Al netto di chi non si è posto proprio il problema della protezione dei dati, coloro che l’hanno fatto, considerata l’analisi economica di cui sopra, farebbero bene a verificare il lavoro svolto. Non solo per le ragioni evidenziate, ma anche perché sono obbligati dalla legge. La verifica periodica e l’aggiornamento delle procedure fanno parte dei compiti che il Titolare deve garantire.

Come evidenziavo nelle previsioni dell’anno scorso, tanti Titolari si sono trovati oggi a dover fronteggiare e correre al riparo da quelle scelte e da quei servizi che avevano commissionato. E stanno pagando oggi il prezzo della poca attenzione di allora (ribadisco, sia da parte della domanda ma soprattutto dell’offerta di servizi). Spesso è bastata una semplice richiesta di accesso ex art. 15 per mettere in crisi il sistema. Altre volte si sono avuti problemi con i dipendenti… e nei casi più gravi anche violazioni di dati, causate sia da personale infedele sia da soggetti esterni che poi prontamente estorcevano somme di denaro.

PREVISIONI PER IL FUTURO

I titolari si sveglieranno e prenderanno coscienza dei flussi di dati e ne capiranno le opportunità. Non vedranno più la privacy come un costo ma come un investimento di lungo periodo prodromico al business. I più evoluti approfitteranno della cosa per dare una sistemata anche alla sicurezza informatica (uno degli aspetti della protezione dei dati, sebbene non sempre primario).
Ci sarà un aumento della fiducia nei confronti dei fornitori seri e specializzati e parallelamente un picco di contenziosi per responsabilità contro gli “affaristi patentati”, che vederanno la loro attività finire sotto la lente di qualche giudice.

Gli interessati piano piano inizieranno ad avere coscienza del valore economico dei loro dati e aggiorneranno i loro comportamenti secondo una considerazione sociale del dato più alta, muovendosi verso una parificazione tra valore economico e valore sociale.
Non escludo la nascita di movimenti associativi attivi nell’ambito dei diritti degli interessati,
che si occupino di tutelarli, nell’esclusivo loro interesse e non già di distribuire bollini e patenti in cambio di laute somme di denaro.


Il
mercato: lofferta di servizi, che fino a poco tempo fa era occupata in prevalenza da informatici (per ragioni storiche che non sto qui a rappresentare), si sposterà verso realtà sempre più autonome e multidisciplinari, dirette da legali e avvocati specializzati. L’informatica rappresenta e rappresenterà spesso una componente importante ma non necessariamente principale e tale da giustificare l’intero affidamento del servizio ad un soggetto informatico puro. Ma saranno proprio i legali specializzati al centro di questa rivoluzione, mediante la loro elasicità professionale e la capacità di risoluzione dei problemi, forgiato da anni e anni di rapporti con le autorità nonchè, ancora meglio, da contenziosi. Saranno loro a determinare le sorti del mercato creando giurisprudenza, diffondendo modelli virtuosi e determinando quindi l’uscita (forzata) dal mercato di alcuni attori… o quantomeno ingenerare una forte preoccupazione in chi persevera secondo logiche poco ortodosse.
Intanto entreranno nel mercato nuove e preparatissime risorse, che adesso si stanno formando seriamente, che non senza difficoltà acquisiranno fette di mercato.
La domanda continuerà ad aumentare lentamente, anche a causa dei tanti che: 1) credevano (più o meno correttamente) di essere esenti e che intanto si sono ricreduti; 2) di coloro che addirittura all’epoca si sono completamente disinteressati (più o meno volontariamente) e che adesso si avvicinano. Una fetta ancora molto ampia, a dire il vero!