Telelavoro tra truffe e opportunità: attenti a quei due

Telelavoro tra truffe e opportunità: attenti a quei due

TELELAVORO – ATTO I

Arriva finalmente quella email che stavo tanto aspettando. Sono disoccupato da mesi e finalmente dalla settimana prossima inizierò a lavorare. Sapevo che quel sito di annunci di lavoro avrebbe mantenuto la promessa. “Grazie alla nuova piattaforma di incontro di domanda e offerta del lavoro del nuovo millennio basata su intelligenza artificiale, troviamo il lavoro giusto per te in soli 7 giorni” c’era scritto. E per fortuna che ho approfittato subito della promozione che stava per scadere quella sera stessa, altrimenti l’iscrizione sarebbe stata a pagamento.

Il giorno seguente, come da email, mi chiama la responsabile delle risorse umane della piattaforma per conoscermi e complimentarsi con me. Non ci credevo. Sarà possibile? Inizio a fare tante domande per telefono, non mi fido…  fin quando, dall’altro capo, mi viene detto che per manifestare la loro serietà mi avrebbero pagato i primi 2 mesi in anticipo. Ben 2.000 euro. Non ho più dubbi. Firmo il contratto di lavoro, comunico immediatamente l’IBAN per il bonifico dell’anticipo e attendo.

ATTO II

Dopo circa 10 giorni vengo ricontattato e mi confermano che il mio contratto è stato sbloccato e che a giorni sarebbe anche arrivato l’anticipo direttamente sul mio conto. Intanto mi comunicavano gli estremi per accedere al server di lavoro. Essendo un nuovo modo di lavorare, accedo subito al server e lì trovo il da farsi: alcune clip video in attesa di essere montate. Non avrei dovuto far altro che sincronizzare le clip e fare un montaggio video della durata indicata. Inizio a lavorare. Intanto controllo l’arrivo dell’acconto. Non passa nemmeno un giorno ed arriva l’acconto che mi avevano promesso e penso “che fortuna, questi si che sono seri”.

Mi richiama la stessa responsabile delle risorse umane per chiedermi se avessi ricevuto i soldi e per verificare come stesse andando il lavoro. Mi comunicava altresì che, per mero errore, mi avevano bonificato la somma dell’anticipo da un conto errato, e mi veniva chiesto di restituirlo. Essendo una startup, mi spiegava con passione e gentilezza, che avevano avuto alcuni problemi poiché avevano cambiato la forma societaria e quindi avevano attivato un nuovo conto ma che avrebbero rimediato immediatamente eseguendo nuovamente il bonifico dal nuovo conto corrente. Aggiungeva altresì, che per il disturbo causato, avrei potuto trattenere Euro 150,00 per spese di “riaccredito”. In pratica dei 2.000 euro che dovevo restituire, ne avrei potuti trattenere 150,00 ed intanto il giorno stesso mi avrebbero riaccreditato gli stessi 2.000,00, però da un conto diverso.

Rimasi per un attimo confuso. Ma d’altronde avevo svolto appena 2 giorni di lavoro e se pure mi avessero fregato avevo guadagnato lo stesso 150,00 euro. Immediatamente quindi restituisco fiducioso i 1.850,00 su IBAN che mi era stato fornito ed intanto attendo il riaccredito dei 2.000,00 provenienti dal conto della nuova società.

Passano giorni e giorni ma non si vede ombra di alcunché. Provo a mandare una mail ma nessuno mi risponde. Provo a richiamare al numero che avevo della responsabile delle risorse umane della piattaforma e risulta sempre spento. Passano pochi giorni ed anche la piattaforma web non risulta più essere raggiungibile. Insomma, spariti nel nulla.

ATTO III

Continuavo a chiedermi cosa fosse successo. Provavo in tutti i modi a riprendere contatti con loro ma nulla. Non esisteva più nessuno. Continuavo a chiedermi perché. Non poteva essere una truffa perché non avevo perso niente… anzi, ci avevo guadagnato 150,00 euro! Proprio mentre mi stavo lasciando alle spalle questa vicenda, qualche giorno dopo si presentano 2 poliziotti a casa.

Iniziano a farmi delle domande, vogliono sapere di questo bonifico di 1.850,00 euro che avevo disposto su un conto estero. Gli racconto la vicenda e spiego che si trattava di un errore su un acconto per un lavoro su una nuova piattaforma di smart working ma che la stessa, dopo un primo momento, è letteralmente scomparsa. Allora mi chiedono del perché avessi restituito solo parzialmente la somma e avessi trattenuto 150,00 euro. Insistono che si trattava di una commissione per aver girato soldi sporchi da un conto all’altro e che io avevo aiutato a far perdere le tracce dei soldi, facendoli pervenire sul mio conto per poi ritrasferirli subito dopo verso un conto esterno, trattenendo una piccola parte a titolo di commissione.

STOPPP!!!

Fermiamo pure qui la storia e ritorniamo nel mondo reale (reale? Per dire!)

Lo smart working (in italiano TELELAVORO) grazie alla rete (network), può veramente essere utile. Non solo nelle situazioni di emergenza ma anche come modalità principale di lavoro. E’ curioso come la stessa parola “network”, che comunemente ed in maniera atecnica sta ad indicare anche la rete web, è composta da “net+work”, che tradotto in italiano equivale a “rete+lavoro”.

Il telelavoro permetterebbe al lavoratore di non dover raggiungere il luogo di lavoro e spesso nemmeno lo costringerebbe a rigidi orari di lavoro. La differenza rispetto al lavoro tradizionale è chiara: il lavoratore non viene pagato per produrre presso il datore, ma viene pagato per produrre, ovunque si trovi. Questo, come dicevo, è spesso abbinato ad una flessibilità anche in termini di orario di lavoro: quindi lo stipendio non sarà più visto come controprestazione al tempo che il lavoratore dedicherà al datore, ma sarà la retribuzione per aver raggiunto un obiettivo di produzione utile al datore.

Che il mondo del lavoro, sopratutto in alcuni settori, si stia spostando verso questa direzione è chiaro già da tempo. Internet ha rivoluzionato tutto e se potrà permettere ad un lavoratore di svolgere le sue mansioni da casa, non trovo dove sia il problema! Ciò ha numerosi benefici collaterali. Il primo senza dubbi riguarda l’ambiente. Meno persone debbono muoversi da un luogo A a uno B meno inquinamento ci sarà. Il secondo è indubbiamente la qualità della vita lavorativa: immaginate il lavoratore che per raggiungere il luogo di lavoro debba partire di casa 2 ore prima? Poi altre 2 ore per tornare. Quel tempo sicuramente potrebbe essere impiegato diversamente piuttosto che stare bloccati in auto nel traffico.

Se i primi due vantaggi sono rispettivamente uno per la comunità e un altro per il lavoratore, il terzo che voglio evidenziare è invece per il datore. Senza telelavoro questi avrebbe dovuto costruire o prendere in affitto un bene immobile (gli uffici) per ospitare la sua squadra di lavoratori. Con il telelavoro invece il datore non dovrà più farsi carico della struttura fisica poiché i suoi lavoratori lavoreranno da casa loro. Insomma, già avranno un tetto sulla testa!

Ma non è tutto oro. Ci sono indubbiamente tanti benefici ma anche alcuni problemi. Per quello che mi compete, al netto della necessità di contratti di lavoro chiari a tutela di entrambe le parti, segnalo una criticità nella quale facilmente si può cadere.

Lavorare da casa con l’ausilio degli strumenti tecnologici vuol dire allargare il perimetro dell’azienda. Tradotto: se fino a ieri il luogo di lavoro era organizzato e protetto nei limiti della struttura in cui si operava (ufficio, stabile dell’azienda…) con il telelavoro l’azienda non avrà più un limite chiaro. La casa del lavoratore sarà l’azienda. E tutto il tragitto che dovranno fare i dati, tra cavi, switch, router e wifi sarà considerato “perimetro aziendale”. Per il datore di lavoro questo vorrà dire un enorme responsabilità. Se fino a ieri doveva badare a rendere sicuro e confortevole solo il piccolo perimetro dello stabilimento in cui tutti lavoravano, con il telelavoro avrà lo stesso onere: mettere in sicurezza il perimetro. Ma se il perimetro è molto ampio vorrà dire che dovrà lavorare di più ed investire più risorse in tale ambito. Quindi è vero che da un lato si risparmiano i costi di gestione delle infrastrutture fisiche (quelle fatte di cemento) ma dall’altro si avranno costi molto più alti di gestione delle infrastrutture informatiche (quelle fatte di sistemi informatici). Ma non solo il problema di sicurezza. Spesso i lavoratori si trovano ad operare su dati personali o addirittura particolari (ex sensibili) ed allora ancora più importante sarà una corretta politica di protezione dei dati personali. E la normativa in tal senso è già esistente! Ne parlo giornalmente da diversi anni oramai.

Infine da non sottovalutare è la componente più oscura della tecnologia. Quella che nessuno quasi mai tiene in considerazione. Vi do un indizio: si trova tra la sedia ed il PC, è un sistema complesso fatto di impulsi elettrici e di pulsioni e vive sulla terra da milioni di anni.

Buon telelavoro.

Alla prossima.